| Si
racconta che . . . . . Passato e presente delle tradizioni lastrigiane |
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| Le zuppe,un pò di storia | |||||||||||||||
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Le zuppe non hanno né tempo
né patria, poiché nascono dall'esigenza di utilizzare quello
che fin dalla notte dei tempi è stato considerato l'alimento umano
per eccellenza: "Il pane". C'è una regione italiana,
la Toscana, per l'appunto, che ha primeggiato assai spesso in ogni genere
di riforme. Fra queste, la riforma agraria di Pietro I° di Lorena, attraverso cui si decentrarono i lavoratori rurali dai borghi, collocandoli in cascine appositamente costruite. Queste erano in linea di massima al centro dell'unità poderale, ed assegnate al capofamiglia che assumeva la gestione del podere. La nuova situazione abitativa, anche se più comoda per recarsi sul posto di lavoro, aumentava la distanza dai borghi, rendendo più difficoltoso usufruire dei vantaggi dovuti alla prossimità di artigiani e commercianti. Il mezzadro impara perciò nel tempo ad organizzarsi per sopperire a questi disagi," in primis", la panificazione. Progressivamente si realizza così la metamorfosi del mezzadro, che da semplice bracciante (il più delle volte stagionale) che viveva nei borghi rurali, s'impadronisce di un numero incredibile di tecniche e conoscenze, rendendo il suo cascinale un vero e proprio "campione" di autonomia. In questi nuclei familiari, per altro molto allargati e numerosi giacché abitavano col capofamiglia diversi figli (sempre maschi) con mogli e prole, si verificava spesso che ci fossero contemporaneamente parecchie bocche senza denti. Vuoi perché gli anziani gli avevano "persi", vuoi per i bimbi piccoli che non li avevano ancora "messi". Il non poter avere pane fresco tutti i giorni, era uno degli svantaggi che più si faceva sentire del vivere lontano dai borghi. Così, per economizzare sul
tempo e sulla legna per scaldare il forno, si panificava ad intervalli
di una settimana/dieci giorni. Erano prodotte forme di pane che si aggiravano intorno ai tre chili e passa, che venivano coperte e poste sopra un'asse di legno collocata sotto al soffitto, quasi sempre in cucina. L'esposizione prolungata all'aria, quando si arrivava a consumare le ultime forme, ne rendeva la masticazione un un'impresa anche per le bocche migliori. Figuriamoci per gli sdentati. E' qui che la fantasia delle massaie
si scatenava. Ogni comunità elaborò
il proprio modo di utilizzare il "pan duro", qualche volta con
varianti da famiglia a famiglia. Tanto è vero che la Toscana si potrebbe tranquillamente definire, "la regione delle zuppe".
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