Tradizioni popolari di S.Stefano a Calcinaia

Lastra a Signa - 1894

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ALESSANDRO DE GUBERNATIS

Le fate furono molto contente che qualcuno avesse loro insegnato a dire: Lvsedi. perchè quella parola tronca aggiunta alle altre due dava molta. forza al loro canto: mandarono subito la serva ad aprire, per vedere chi fosse che avesse loro suggerito quella parola, e coll'ordine di farlo passare. Il povero gobbo venne fatto entrare in una bellissima stanza dove stavano sedute molte graziose ragazze le quali appena lo videro incominciarono a cantare in coro :

E Sabato e Domenica e Lanedi
E Sabato e Domenica e Luneì

e una di quelle, toccandogli con una bacchetta la gobba, ag-. giunse:
Vien qua, caro gabbia, Vien qua, caro gobbin.
I1 povero uomo con immensa sua allegrezza fu liberato dalla gabba, e prendendo commiato dalle fate non fini mai di ringraziarle. Strada facendo, Incontri un suo amico di nome Giacca che anch'esso aveva la sfortuna ili avere una gobba.
14 .a Giacca ;t, vide. credette di sognare, P volle sapere per filo e per segno in che modo era diventato un bellissimo uomo. Saputo che erano le fate che lo avevano liberato dalla gobba, core anche lui difilato al masso e sentendo cantare:

Sabato, Domenica e Lunedì Sabato, Domenica e Lunedì.
disse fra sè: Care le mie' fate, ora me la dovete levare anche a me e cominciò a cantare:
Sabato, Domenica e Lunedl e lIartedl Sabato, Domenica e Lunedl e atartedl.
Aspettò un pezzetto, senza che nessuno venisse ad aprir-gli ; sentiva però sempre le fate cantare:
Sabato, Domenica e Lunedì,
senta il suo Martedì. Dopo di avere atteso per un tempo abhastanza lungo, cantando il loro versetto, più la parola Mar-