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A Poppi,
nel Casentino, la memoria del Beato Torello é pur sempre molto
venerata.
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Ma neanche i vecchi documenti che esistono, ai quali si vogliono riferire
le vite del santo, sembrano distruggere il carattere puramente leggendario
della tradizione.
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Di San Torello, nei Bollandisti non si trovano vere notizie autentiche.
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L’autore sospetta anzitutto, arbitrariamente, che il nome di Torello
stia per Victorello; narra poi come nell'anno 1662 egli visitò
il convento di Vallombrosa.
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Dice aver trovato atti notarili del 1541 relativi al Beato Torello,
trascritti da documenti più antichi.
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I Vallombrosani pretendevano averne gia posseduto il corpo; i Francescani
lo rivendicavano invece a sè come terziario.
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Altri credono che non fosse ne' Vallombrosana ne' Francescano, ma un
semplice eremita.
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Pretendevasi che ,……………… malato accostandosi al sepolcro del santo ne
guarisse: ma soggiunge il Bollandista:
“Idem Abbas improbare visus est illum subeundi sepulchri ritum, bonum
quidem gratumqye Deo : sed qui paulatim (ut fere solent talia) in risum
abusumque vertebatur a vulgo parum religioso, ideoque, satius convenientiusque
duxit sacrum hoc corpus sub altari, juxta laudatissimam Ecclesiae consuetudinem
collocare:quo tamen ex oculis populi subducto, imminui quoque visa ost
celebritas cultus.”
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Dopo questo primo trasferimento, pare che le traccie delle reliquie
del Santo si fossero intieramente perdute quando nel 1507 furono miracolosamente
ritrovate sotto la lapide dell’altare, che si trova nella cappella presso
l’ abbazia di Poppi : di che fu nella terra gran festa.
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Le reliquie vennero messe in una cassetta chiusa in altra cassa, con
tre chiavi, come appare da pubblico strumento notarile di Poppi. • (
Quae capsae cum praedictis ……………… modo sunt intra altare dictae capellae,
quae semper appellata fuit et appellatur capella Sancti forem…………………………………
sunt, positum eius est hoc epitaphium:
..
....................................... Hic
recubant Divi Puppienste sacra Torelli
................................. Ossa
pio genua flectite Coelicolae
...................... Nacque arcere potest
procui hine ferrumque famemque
.............................. Et pestem
precibus hine removere suis.
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Nel 1583, Eudossio Locatelli scriveva: "Hodie corpus eius positum
est in altari satis decoro in ipsa ecclesia praedictae abbatiae".
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La santificazione, con le relative indulgenze per i visitatori delle
reliquie del Santo sembra essere avvenuta, se pure avvenne, nella prima
metà del secolo XVI.
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Il Wadding, sull’autorità del Loc’atelli, scrittore della seconda
metà del secolo XVI, , che allegava antichi manoscritti, fa morire
il Santo di Poppi nel 1282.
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Secondo gli Acta ex vetusto M.S. Puppiensi, i Bollandisti compilarono
notizie, che si possono ridurre alle seguenti:
Torello, figlio di Paolo. sarebbe nato a Poppi nel Casentino.
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Il padre, tutto immerso ne’ piaceri, trasse il figlio a vita licenziosa;
ma un giorno il figlio fu, in modo miracoloso, invitato a mutar vita.
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Mentre andava a bagordi, un gallo volò da una finestra sopra
il suo braccio e cantò tre volte, quasi per avvertirlo di liberarsi
dal letargo de’ vizi.
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Torello ne rimase scosso, lasciò il mondo e si diede a vita contemplativa
nelle selve, dopo essersi prostrato ai piedi dell’ abate di Poppi e
aver vestito l’abito monacale.
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Si costrusse nella selva una cella nella quale poteva appena entrare,
e coltivò un piccolo orticello.
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Ogni giorno mangiava quattro oncie di pane: questo era tutto il suo
pasto.
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Dormiva o notte tre ore su assicelle lunghe quanto il suo corpo; il
resto del tempo vegliava e pregava: una dura pietra gli serviva di guanciale
e uno strame di pruni di materasso.
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Talora dormiva anche sulla nuda terra.
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A lui apparve più volte il demonio in forma di donna bellissima.
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Torello, per vincere la tentazione, si flagellava il corpo a sangue
o si tuffava nell’acqua fredda, fin che si sentisse irrigidire.
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Si strappava talora la barba e i capelli per sentire il dolore e vincere
le tentazioni: tal penitenza fece per cinquant’ anni, riducendosi a
pelle ed ossa, e morendo nel suo anno ottantesimo.
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I suoi grandi miracoli sono liberare la gente dai lupi, specialmente
dal lupo mannaro, dal demonio, e le donne dai dolori del parto; ma di
questo ultimo miracolo, che fa ancora invocare San Torello dalle partorienti,
e che l’iconologia popolare figura, non trovo traccia ne’ racconti de’
Bollandisti.
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Solo si dice che quando Torello morì: "Fuit mulier quaedam
quae sanguinis fiuxum sex annis passa fuerat, nulloque medicorum solatio
medicari potuit; cum vero vestimenta corporis Beati Torelli tetigit,
confertim sanata est”.
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I biografi di San Torello, per farcelo meglio conoscere, ce lo descrivono
con queste minuzie curiose:
“ Caput erat in hunc modum; capilli inter crispos et planos, vetustate
tamen cani; frons lata, calva et plana cum paucis rugis; oculi inter
parvos et grossos, erantque inter alboset non tralucentes, coloris aetherei
et obscuri: nasus neque nimis grossus, neque nimis exilis, attenuatus
tamen versus os; cilia cum paucis pilis., raris et ……… ………… cirris;
mentum parvum et recurvum ad os in cuspide habens formulam ad modum
parvi foraminis ; cutis et color vultus inter albedinem et rubedinem
Dinem, nec nimis carnosus nec nimis macer; loquela vero eius inter grossitiem
et exilitatem ; magia tamen ad subtilitatem quam ad grossitudinem declinabat;
latus spatalia; corpus longum pedibus quinque, pedes longitudinis unius
spanae …… …… mediocris: intuitus inter obscurum et placidum; et stando
efficiebatur alacer, amabilis, benignus et gratiosus; manus longae,
digit exiles: brachia adeo longa, quod quando stabat rectas et illa
extendebat, tangebat facile cum manibus genua".
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In tal forma e figura vuolsi che il Santo sia apparso al pittore che
primo lo ritrasse.
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Nella terra d Poppi nel Casentino, alla tomba di San Torello, usa ancora,
nel giorno della sua festa, che, secondo i Bollandisti, dovrebbe cadere
il 16 marzo, il seguente Responsorio, onde la sua qualità
di protettore di partorienti, di cacciatori, di malattie, di demoni
e di lupi appare ancora:
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