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1° |
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Quanti ci son che vestono armatura,
Dottor di scherme e ingoiator di scuole ,
Fantonacci che fanno altrui paura,
Tremar la terra e spaventare il Sole;
E raccontando ognor qualche bravura
Ammazzan sempre ognun colle parole;
Se si dà il caso di venire all'ergo,
Zitti com'olio poi voltano il tergo!
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2° |
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Ma e' son da compatir s'e'fanno errore,
Benchè non sembri mancamento questo;
Se chi a menar la man non gli dà il cuore,
In quel cambio a menare i piedi è lesto.
Oh, mi direte, vanne del tuo onore;
Sì; ma un po' di vergogna passa presto:
Meglio è dire: un poltron qui si fuggì,
Che: qui fermossi un bravo e si mori.
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3° |
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Dunque appien mostra in zucca aver del sale:
Chè il savio sempre fugge la quistione ;
Anzi veder facendo quanto ei vale
Nel giocare al bisogno di spadone,
E che chi a nessun vorria far male
Sa ritirarsi dall'occasïone,
E senza pagar taste o chi lo medichi
Dà campo che di lui sempre si predichi.
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4° |
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Ma voi che di question fate bottega,
Credendo immortalarvi; e che vi giova
Far la spada ogni dì com'una sega
E porvi a' rischi e fare ogni gran prova,
Se quando poi la morte vi ripiega,
«Il vostro nome appena si ritrova?»
Or imparate un po' da Martinazza,
Ch'ella v'insegnera corne s'ammazza.
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