|
5° |
 |
Perchè le son tutte cose provate
E vere, che non v'è spina nè osso;
E non si trovan poi sempre le Fate,
Chè vengano a levarti il mal da dosso;
Come al Garani, quand'a gambe alzate
Andato era la notte giù nel fosso,
Che, mentre conteggiava colla morte,
Da esse ebbe un favor di quella sorte.
|
|
6° |
 |
Or questi vuol che pur di lui discorra,
Onde di nuovo a' atti suoi ritorno.
Le ninfe, che 'l vedean batter la borra ,
Tutte li son co' panni caldi attorno
E già tra loro par che si concorra
Di fargli dare una scaldata in forno;
Ma perchè questo in danno suo risulta,
Dir volle il suo parere anch'ei in consulta.
|
|
7° |
 |
Che terminò di non farn'altro; ond'esse
Lo feron rivestire a spese loro;
Una camicia nuova una gli messe,
C'ha dal collo e da man trina e lavoro;
L'altra il giubbone, un'altra le brachesse,
Tutto di un ricco e nobil quoio d'oro;
Un'altra gli ravvia la capelliera
E gli mette, il benduccio e la montiera
|
|
8° |
 |
A spasso poi lo menan per la mano
A veder la lor bella abitazione,
Ma poi più buona, benchè sia in pantano,
Perchè a pagar non hanno la pigione;
La quale è un negozio odioso e strano,
Quando quell'insolente del padrone
Ti picchia a casa e con sì poca grazia
Chiede il semestre, ch'e' non vè una crazia
|
|
|
|