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1° |
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Vorrei che mi dicesse un di costoro
Che giostran, tutta notte per le vie,
Che gusto v'è; perchè, a ridurla a oro ,
Non v'è guadagno e son tutte pazzie;
Poichè, lasciando ch'e' non è decoro,
L'aria cagiona cento malattie.
Mille disgrazie possono accadere,
Mille malanni, diavoli e versiere.
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2° |
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Sapete ch'e' s'inciampa e ch'e' si casca
Si può in cambio d'un altro esser offeso;
O dar in un, se t'hai moneta in tasca,
Ch'alleggerir ti voglia di quel peso;
Manca in qual mo' si può correr burrasca:
Però vi giuro, ch'io non ho mai inteso
La fin di questi tali, e tengo a mente
Quel ch'un tratto mi disse un uom valente.
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3° |
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La notte, disse, è un vaso di Pandora,
Che versa affronti, risichi e tracolli;
Perocchè nel suo tempo sbucan fuora
Tutti i ribaldi, ladri e rompicolli;
Onde sia ben riporsi di buon'ora:
E deve esempio l'uom pigliar da' polli,
Che l'un di loro al più vale un testone ,
E pria che 'l Sol tramonti, si ripone.
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4° |
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Ed egli che d'un mondo assai più vale,
Sta fuori tutta notte, o diacci o piova
E gira al buio come un animale,
Cercando di Frignuccio in bella prova;
Nè fia gran fatto poi se gli avvien male,
Chè ben sapesti che chi cerca trova.
Ed eccovene in Paride il riscontro,
In modo che non v'è da dargli contro.
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