Il Malmantile racquistato
di
Perlone Zipoli (Lorenzo Lippi)
Settimo cantare - 105 ottave
Omai serra gli ordinghi e le ciabatte
Chiunque lavora e vive in sul travaglio,
E difilato a cena se ha batte
A casa, o dove più gli viene il taglio.
Chi dal compagno a ufo il dente sbatte;
Tanti ne va a taverna, ch'è un barbaglio ;
Parte alla busca; e infin, purchè si roda,
Per tutto è buona stanza, ov'altri goda.
E Paride , ch'anch'egli si ritrova
A corpo voto in quelle catapecchie,
D'Amor chiarito figlio d'una lova ,
Che svaligiar gli ha fatto le busecchie ,
Dice al villan: Va' a comprarmi dell'uova,
Ecco sei giuli, tônne ben parecchie;
Piglia del pane, e sopra tutto arreca
Buon vino, sai! non qualche cerboneca .
E se t'avanza poi qualche quattrino,
Spendilo in cacio; non mi portar resto.
Messer sine, rispose il contadino,
Io torrò, s'io ne trovo, ancor cotesto.
E partendo gli ride l'occhiolino,
Sperando aver a far un po' d'agresto;
Ma facendo i suoi conti per la via,
S'accorge ch'e' non v'è da far calía .
All'oste se ne va per la più corta,
E l'uova, il pane, e 'l cacio, e 'l vin procaccia
E fatto un guazzabuglio nella sporta,
Le quattro lire slazzera e si spaccia.
L'altro l'aspetta a gloria, e in sulla porta,
Per veder s'egli arriva, ognor s'affaccia;
E per anticipare, il fuoco accende,
Lava i bicchieri e fa l'altre faccende.