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1° |
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E' si trova talun che è sì capone,
Che ad una cosa che si tocca e vede,
E che di più l'afferman le persone,
Vuol essere ostinato e non la crede;
Un altro è poi sì tondo e sì minchione,
Che se le beve tutte e a ognun dà fede;
E ci son uomin tanto babbuassi,
Che crederebbon ch'un asin volassi.
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2° |
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Gli estremi non fur mai degni di lode:
Ci vuol la via di mezzo; e chi ha cervello,
Se vere o false novitadi egli ode,
A crederle al compagno va bel bello:
Le crede, s'elle son fondate e sode;
Ma s'elle star non possono a martello,
Non le gabella mica di leggieri,
Come fa il Duca a certi messaggieri.
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3° |
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Ma perchè chi m'ascolta intenda bene,
Tornare a Martinazza mi bisogna:
La qual dianzi lasciai, se vi sovviene,
Che in sul Caprinfernal, pigra carogna,
Quel popolaccio ha aggiunto e lo ritiene
Dal fuggir via con tanta sua vergogna;
Perchè, quando per lei la raffigura,
Rallenta il corso e piscia la paura.
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4° |
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E quivi, coll'affanno in sulla pena ,
Tutto lamenti, condoglienze e strida,
Tremando forte come una vermena,
La prega, perchè in lei molto confida
E perchè addosso giunta gli è la piena
E lì tra lor non è capo nè guida,
A far in mo', se si può far di manco,
Ch'ei non s'abbia a cacciar la spada al fianco.
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