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1° |
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Un che sia avvezzo a starsene a sedere
Senza far nulla colle mani in mano,
E lautamente può mangiare e bere
E in festa e 'n giuoco viver lieto e sano;
Se gli son rotte l'uova nel paniere,
Considerate se gli pare strano:
Ed io lo credo, chè a un affronto tale
Al certo ognun la 'ntenderebbe male.
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2° |
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E pur chi vive, sta sempre soggetto
A ber qualche sciroppo che dispiace;
Perchè al mondo non v'è nulla di netto,
E non si può mangiar boccone in pace.
Or ne vedremo in Malmantil l'effetto;
Che immerso ne' piacer vivendo a brace ,
Non pensa che patir ne dee la pena,
E che fra poco s'ha a mutare scena.
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3° |
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Era in quei tempi là quando i Geloni
Tornano a chiuder l'osterie de' cani ,
E talun che si spaccia i milïoni,
Manda al presto il tabì pe' panni lani;
Ed era appunto l'ora che i crocchioni
Si calano all'assedio de' caldani ,
Ed escon colle canne e co' randelli
I ragazzi a pigliare i pipistrelli.
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4° |
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Quando in terra l'armata colla scorta
Del gran Baldone a Malmantil s'invia;
Onde un famiglio, nel serrar la porta,
Sentì romoreggiar tanta genìa.
Un vecchio era quest'uom di vista corta,
Che l'erre ognor perdeva all'osteria;
Talchè tra il bere e l'esser ben d'età,
Non ci vedeva più da terza in là.
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