www.ilmiopaese.net
Conclusione (Pag. 1/4)
Storia delle novelline popolari
Angelo De Gubernatis (1883)

Dopo avere, per dieci volte, ritentata la stessa prova e, senza alcuno sforzo, ricondotto alle fonti indiane dieci novelline tipiche, mi giova e spero mi sia lecito venire ad una conclusione. Nel vedere con quanta ostinazione alcuni uomini eruditissimi e meritamente illustri continuano a tenere in dispregio gli studii di mitologia e di novellistica comparata, io mi sono domandato più volte se non mi trovo in preda ad una grande illusione, s'io non ho sognato e non sono ancora ben desto dal mio lungo sogno; ma poichè ciò che, inconsciamente, presentii fanciullo intorno al mirabile mondo delle novelle, mi appare, quanto più m'addentro in esso, in modo sempre più luminoso; poichè il lucido sogno della fanciullezza m'accompagna fino al tramonto della vita, poichè ciò che era vago presentimento, e poteva essere ancora nel primo studio che io feci intorno alle novelline popolari, effetto di una illusione giovanile, ora divenne un convincimento profondo, e per me un vero articolo di fede scientifica, ho creduto mio debito in questa storia elementare delle letterature introdurre per la prima volta anche il mondo delle novelline. Era chiaro che io non potessi trattare il mio nuovo materiale storico con quell'ordine medesimo, col quale io sono venuto fin qui esaminando le varie fasi storiche del dramma, della poesia lirica, della poesia epica. Se si fosse trattato di una produzione letteraria, non mi sarei discostato dall'ordine consueto; ma qui dovevamo assistere alla formazione e propagazione di singoli tipi di novellina popolare generati sopra un campo mitico assai remoto. Il punto di partenza come quello di ritorno dovendo per noi essere sempre il mito, anche l'evoluzione storica si compie con procedimento assai diverso da quello che si nota nelle opere letterarie; essendo la novellina popolare, come il mito che la generò, in origine, l'opera di tutti e di nessuno, e il lavoro generale compiendosi con una psiche diversa da quella che regola il lavoro individuale, è naturale che non si possa con lo stesso criterio storico studiare la genesi di una novellina popolare e le sue trasformazioni e la creazione diversamente fantastica d'una novella letteraria, con le sue varie imitazioni artistiche.

L'una e l'altra nasce certamente con l'aiuto della fantasia; ma, nel primo caso, l'immaginazione è affatto inconscia, nel secondo è consciente di quel che fa; ossia, nel primo caso, è l'istinto che suscita l'opera fantastica, nel secondo caso la guida la ragione.

La base, poi, sopra la quale si fonda l'elemento fantastico della novellina e della novella è molto diversa; la novellina lavora sopra un mondo mirabile di ombre e di fantasmi luminosi che presero persona nel mito, e, con varia vicenda, si contrastano; la novella fa muovere il racconto da avvenimenti terrestri realmente avvenuti o figurati come tali nel mondo reale umano. La materia della vera novellina deve sempre essere tradizionale e d'origine popolare anche quando passa per un tramite letterario come per un esempio la così detta favola d'Amore e Psiche; la materia della novella è d'invenzione individuale e pure elaborata individualmente sopra una tradizione popolare, com'è il caso, per un esempio, con la Griselda del Boccaccio, alla quale, per renderla più credibile, più verosimile, più accettabile si tentò di dare un certo colorito storico. Ma non è possibile l'inganno sull'origine della novella, quando si può riconoscere che gli elementi principali di essa sono comuni non pure alla tradizione popolare indo-europea, ma anche al mondo leggendario creatosi presso quei popoli non ariani dove la tradizione aria è penetrata. Tale, per un esempio, è il caso di que' racconti popolari africani, i quali ci si offrono come genuini ed antichi, quando recano non pochi indizii, parecchi di essi, che siansi propagati da breve tempo nell'Africa per opera de' missionarii europei, per iscopi educativi e religiosi. Quando pertanto troviamo presso popoli selvaggi o poco civili novelline che offrono una strettissima analogia con le nostre, non possiamo trarne la conseguenza che la tradizione fu comune in origine, o che, sopra il proprio fondo di miti, ogni popolo si creò le stesse novelline. Esaminando un po' attentamente le novelline che si raccolgono man mano presso popoli selvaggi o quasi selvaggi, è agevole accorgersi che la novellina è sciupata, che perdette per via una gran parte di quell'ordine col quale veniva narrata tra i popoli arii, e quel che vi aggiunse di nuovo riesce intieramente grottesco. Da questa inamabile trasformazione della novellina appare evidente la incapacità psicologica de' popoli non ariani a ordinare una serie mitica in un ciclo compiuto e perfetto di novelline, con tipi ben determinati che rimangano vivaci e costanti nella tradizione. Già si può notare una diversità molto evidente nella forma del racconto quando si passa dalla tradizione prettamente ariana ad una tradizione semitica, od altaica; la diversità del mondo mitologico, la gravità del nume semitico, la quasi mostruosità del nume dravidico, polinesiaco, altaico, messicano, tolgono alla novellina indo-europea una parte del suo splendore nativo, direi quasi della sua leggerezza e del suo brio. La scienza nuova che sorge col nome di Psicologia popolare, può trovar materia a molti utili riscontri, onde si verrebbe a dimostrare come, dato un fondo mitico nazionale diverso, un popolo non ariano, ma relativamente civile, sia venuto trasformando la novellina ricevuta dagli arii; dopo di che, gioverebbe l'indagare il carattere proprio e specifico di quelle novelline tradizionali che ciascuna delle grandi stirpi umane, in una proporzione più o meno grande, e con una maggiore o minor perfezione si è venuta creando.