Così la stessa novellina volgare della Psiche indiana vuole avere la sua filosofia ed il suo senso morale. Quanto al senso mitico, il sale appare l'equivalente della saliva, nella quale abbiamo già ravvisato la bianca luce dell'alba. L'aurora ama il sole come l'alba, ama il padre come il sale, col quale sono sempre conditi i cibi di cui l'aurora vedica si rappresenta ministra.
Nella serie delle novelline, delle quali il conte della belle et la bête ci offre il tipo più illustre, invece d'un padre che domanda alle tre figlie quale di essa lo ami di più, abbiamo il padre mercante che domanda, nel recarsi a viaggiare, qual regalo esse desiderino. La terza figlia, la più modesta, la migliore, la più saggia, la più discreta, chiede meno delle altre, e può da principio, come Cordelia a Lear, parere la figlia più indifferente; ma, all'ultimo, essa si manifesta invece la più amorosa, e quella sola che sa e vuole sacrificarsi per amore del padre. Voi ricordate, senza dubbio, il soggetto del conte francese della signora di Beaumont: «Un ricco mercante ha tre figlie, tutte e tre assai belle, ma la più piccina è più bella e migliore delle altre, con gran dispetto e gelosia delle sorelle. Trovandosi esse molto ricche, avevano molta superbia, e attendevano di sposare qualche conte o qualche duca; la terza delle sorelle, quando la richiedevano in matrimonio, rispondeva soltanto che era troppo giovine e che amava rimanere un altro poco col proprio padre. A un tratto questi impoverì e dovette ritrarsi a vivere in una meschina casa di campagna, dove le sorelle dovevano pur continuare a far le signore, e la Bella, invece, attese per esse ai più umili servigi, ma sempre con animo lieto. Dopo un anno di miseria, giunge al mercante novella che arrivò sano e salvo un vascello carico di ricche merci per lui. Il mercante si dispone a partire. Il padre domanda alle figlie che cosa desiderino ch'egli porti in regalo dal viaggio; le due sorelle maggiori richieggono ricche vesti. La Bella non chiede nulla; invitata dal padre ad esprimere alcun suo desiderio, essa s'appaga d'una rosa. Al ritorno dal viaggio, il mercante entra in un castello incantato, ove trova ogni grazia di Dio; esce in giardino e vi coglie una rosa per la propria figlia minore, ma gli appare un mostro, cioè la Bête che minaccia, per quel furto, di divorarlo. Il mercante si scusa col mostro che non voleva derubarlo, ma solo mantenere alla propria figlia minore la promessa ch'egli le avea fatta prima di partire.
Il mostro dice che perdonerà a condizione che una delle figlie del mercante venga, di propria volontà, a prenderne il posto; nel caso che esse si rifiutino, il mercante dovrà venire fra tre mesi al castello. Il mercante ritorna molto ricco a casa, poichè il mostro, La Bête, ebbe cura di fargli portar via un cofano pieno di tesori, ma molto triste, nel pensiero ch'egli dovrà abbracciare le proprie figlie per l'ultima volta. Quando intende il caso, la Bella si offre tosto in sacrifizio, risoluta di salvare la vita al padre, e mostrargli la sua tenerezza; le sorelle, che vedono già sicura la morte della Bella, se ne rallegrano, e, liberate da una rivale temuta e pericolosa come la Bella, si affrettano, arricchite, a sposare due gentiluomini. Il padre accompagna la Bella presso il mostro. Padre e figlia passano una notte sotto lo stesso tetto, ospiti della Bestia. Non succede loro nulla di male; anzi la Bella vede in sogno una fata che la conforta a stare di buon animo, poichè la sua bella azione verso il padre troverà premio. Il padre e la figlia si separano con dolore; ma la Bella ha coraggio; il castello gli offre ogni comodo, ogni spasso elegante; la Bestia non solo la lascia vivere, ma, quantunque d'aspetto orribile, si mostra piena di riguardi delicati; la Bella s'avvezza alla Bestia, ne riconosce la bontà, e finisce per amarla.