In una novellina russa presso Afanassieff noi vediamo in alcun modo riunite le due interpretazioni vediche; un fratello taglia le mani alla sorella accusata di molte iniquità dalla cognata, invidiosa dell'affetto che il fratello, anche dopo il suo matrimonio, conserva per la sorella; un principe la incontra nella selva e la mena a corte; una voce nel sonno gli dice «di sposar la fanciulla senza mani, che gli darebbe un figlio dalle braccia argentee fino al gomito, dalle gambe argentee fino al ginocchio, a cui un sole starebbe sulla fronte, una stella sulla nuca.» Il principe la sposa, e nasce un figlio mirabile; ma l'invidia della cognata la fa bandire, calunniandola presso il principe assente, come se avesse partorito un cane, non un uomo. Mentre erra, come Agar con Ismaele, cacciata per invidia dell'altra moglie, la principessa senza mani ha sete; ella si reca il figlio legato dietro le spalle; s'inchina per bere ad una fonte; il fanciullo cade nell'acqua; la povera madre vorrebbe afferrarlo, ma non ha mani, e piange; passa un vecchio, e le domanda perchè pianga; la principessa risponde: — Babbo, lasciai cadere il mio figliuolo nell'acqua. — E tu tiralo fuori. — Lo farei se avessi le mani. — Inchinati e stendi le braccia. — Lo fece e tosto le crebbero le mani ed essa riebbe il figliuolo. — Il vecchio compie qui il miracolo degli Açvini, di quelli Açvini che fecero pure vedere e andare il cieco e zoppo Parâvrig'.
Ho accennato poco fa alla relazione della leggenda mitica del padre che sacrifica il figlio o la figlia, per una specie di patto fatale fatto col diavolo, col Dio della morte, e la leggenda del padre che perseguita la propria figlia. Questa connessione è evidentissima nella novellina tedesca dei fratelli Grimm, intitolata Das Mädchen ohne Hände. «Un mugnaio impoverito, incontra nella foresta uno sconosciuto, il diavolo, che gli promette di farlo ricco se gli cede quel che sta dietro il mulino. Il mugnaio crede si tratti del melo che è dietro il mulino e subito consente. Ma, poco dopo, s'accorge ch'egli ha venduta al diavolo la propria figliuola. Il mugnaio arricchisce; il diavolo domanda la sua preda. La fanciulla si lava, e tutta pura descrive intorno a sè un circolo magico perchè il diavolo non l'arrivi. Il diavolo vuole che le sia tolta l'acqua. Il padre obbedisce. La fanciulla piange, e continua a lavarsi con le proprie lacrime, aiutandosi con le mani. Così il diavolo, che la vede sempre pulita, non ha potere sopra di essa (noi abbiamo già udito che il re Nala cadde in potere del demonio Kali, appena egli divenne impuro). Vedendo il padre che ella s'aiuta con le mani per nettarsi con le lacrime, le taglia le mani. La fanciulla perseguitata va raminga con le mani mozze; un principe la sposa e le fa fare mani d'argento. In una novellina serba, alla fanciulla dalle mani tagliate, bruciando tre crini tolti dalla coda d'un cavallo nero e d'una cavalla bianca (la notte e l'alba), e collocando la cenere sui moncherini piagati, nascono tosto mani d'oro. La fanciulla perseguitata ha varii nomi nella tradizione leggendaria europea; ora è semplicemente una figlia di re, ora una santa Uliva, ora una figlia del Re di Dacia, ora una figlia del re di Brettagna, ora una Crescenzia, ora una Genoveffa, perseguitata per opera del padre, o del fratello, o d'un cognato, o d'una cognata, o d'una suocera perversa.
La storia delle evoluzioni letterarie di questa tradizione fu egregiamente fatta dal prof. Wesselofski. A noi basti qui l'aver richiamato tutta la serie di tradizioni al mito primitivo sul quale si fonda. Posta la base comune mitica, tutte le varietà che nascono nella numerosa serie di novelline intorno alla fanciulla o alla donna perseguitata si spiegano.