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La novellina della fanciulla perseguitata e
degli animali riconoscenti (Pag. 1/9)
Storia delle novelline popolari
Angelo De Gubernatis (1883)

Noi abbiamo già incontrato nella Cenerentola una prima forma della fanciulla perseguitata. Dov'è una matrigna, di solito, è un figlio o una figlia che si perseguita. Vedemmo pure, più che una volta, animali venire in aiuto del giovine o della giovine perseguitati, e condurli a salvamento. La leggenda persiana della matrigna Rudabeh, la leggenda biblico-egiziana della Putifarra, le leggende elleniche di Fedra e di Bellerofonte, hanno reso popolari nella letteratura alcuni casi di persecuzione, per cagione d'una donna, che, di solito, diviene crudele al figliastro o al giovine cognato pel rifiuto d'amori adulteri, o per invidia nel vedere la figliastra o la nuora troppo più bella di lei. Questa è una forma che si può dir generale nella persecuzione leggendaria. La donna brutta e perversa è sempre la notte; il giovine eroe perseguitato è sempre il sole; la giovine eroina perseguitata è sempre l'aurora. Ma, oltre alla matrigna che perseguita, per gelosia, il figliastro o la figliastra, abbiamo pure il padre che, per amore, perseguita la propria figlia. Già conosciamo il padre, mitico e leggendario, che sacrifica il proprio figlio o la propria figlia; egli diviene crudele contro il proprio sangue, per una promessa fatale, alla quale non può sottrarsi; ma lo stesso mito si colorì ancora ed avvivò in un altro dramma; il padre, rimasto vedovo, pensa sempre alla sua moglie perduta; non vuol più sposare alcun'altra donna, a meno che non trovi una seconda moglie intieramente simile alla prima; s'accorge che la propria figlia ricorda perfettamente la madre, e risolve di sposar la figlia; questa, inorridita, fugge. L'aurora vedica è rappresentata ora come madre, ora come sposa, ora come figlia del sole.

In questo essa precede il sole, è madre, in quanto accompagna il sole, è sposa, in quanto il sole se la manda innanzi nel mattino, od essa succede al sole nella sera, è figlia. Nato il tipo della bella madre, della bella sposa, della bella figlia, quantunque le tre rappresentino tutte l'aurora osservata sotto tre aspetti diversi, si pose in relazione un aspetto con l'altro, una figura con l'altra; nel mattino il sole ha una bella sposa, l'aurora, e la perde; divenuto vedovo, a sera, ritrova una bella creatura, simile alla sposa perduta; quantunque sia sua figlia, egli vorrebbe sposarsela; per l'orrore dell'incesto, la figlia perseguitata dal padre s'allontana e va incontro a mille infelici avventure. Già il Rigveda ha un lungo dialogo fra Yama e Yamî, fratello e sorella, sole ed aurora, i quali s'inseguono di continuo; Yama vorrebbe unirsi con Yamî; essa sfugge agli amplessi del fratello, parendole sconveniente una tale unione. Questa evidente rappresentazione mitica del Rigveda è istruttiva, e ci deve pure dichiarare il senso naturale della leggenda del padre che perseguita la figlia, dopo avere tentato invano di sposarla. Ma vi ha di più; in tre inni del Rigveda, ci occorre una fanciulla o donna di nome Viçpalâ (propriamente la signora delle genti, la principessa), alla quale viene tagliata una gamba; gli Açvini glie la rimettono, o pure glie ne mettono una di ferro. Così abbiamo già nel Rigveda la donna o fanciulla dalle membra tagliate. Il Rigveda chiama pure Savitar il Sole quello dalle mani d'oro (Hiranyahasta); e nello stesso inno 116 del Rigveda ove è ricordata Viçpalâ, vien detto che alla vadhrimatî essi diedero un hiranyahasta. Questa interpretazione è possibile; ma, le parole vadhrimatî e hiranyahasta essendo equivoche, fu ancora possibile un'altra interpretazione popolare. La proposizione vedica, pertanto, vadhrimatyâ hiranyahastam açvinàv adattam si può interpretare letteralmente così: alla fornita d'un moncherino, o Açvini, voi deste una mano d'oro. Ammessa questa interpretazione semplice e naturalissima, noi abbiamo qui il germe della novellina della fanciulla dalle mani mozze, della novellina della figlia del re di Dacia. Della novella del Pentamerone della Penta Mano Mozza, la fanciulla non fugge dal padre, ma dal fratello, come fa nel Rigveda la sorella Yamî, fuggendo dal fratello Yama che la vuol sedurre. Il dialogo che fa, nel Pentamerone, Penta col fratello Re de Preta Secca, risponde perfettamente al dialogo vedico tra Yama e Yamî.