— Nala risponde in fretta: — Sappi ch'io son Nala, giunto qua per annunciarti l'arrivo degli Dei, Indra, Agni, Varuna, Yama, che desiderano ottenerti; tu scegli uno di loro, o bella. Con l'aiuto loro io entrai non veduto; nessuno mi vide entrare, nessuno m'impedì; venuto per questo, o beata, e mandato dagli ottimi fra gli Dei, ora che tu hai inteso, prendi partito come tu vuoi. — Quantunque ingenua, Damayantî spera che quello sia soltanto uno scherzo di Nala; perciò, dopo aver fatto riverenza agli Dei, risponde sorridendo al principe amato: — Scegliti, o re, la sposa come tu me ne hai dato fede: che cosa io posso fare per te? in verità, io ed ogni cosa mia ti apparteniamo; fa' le nozze sperate; poichè pur sempre mi arde il discorso de' cigni, o principe; per cagione di te, o eroe, qui si raccolgono i re della terra; se tu rifiuterai me che mi concedo a te, o datore di onore, per cagion tua io piglierò il veleno, io mi getterò nel fuoco, io mi tufferò nell'acqua, io mi strangolerò con una fune. — Nala si prova allora ad esaltare la potenza divina; ma l'amore della fanciulla è così grande e smisurato, ch'essa sfida gli stessi numi e dichiara che, anche in presenza degli Dei, si eleggerà come sposo il solo Nala. Se vi sarà colpa alcuna contro gli Dei, la colpa non sarà di Nala. Il giovine re annunzia agli Dei il triste successo del suo messaggio. I principi sono convocati; gli Dei intervengono, ma assumendo l'aspetto stesso di Nala. Damayantî, se vuole il suo Nala, deve saperlo ravvisare tra i cinque. Allora la fanciulla si dispera, e, in quell'abbandono, sente il bisogno di domandar pietà e soccorso a quelli stessi Dei che sono divenuti cagione del suo tormento; perciò li supplica, con pietoso discorso, affinchè in alcun modo rivelino il loro essere divino. Gli Dei sentono la verità e profondità dell'amore di Damayantî per Nala e la vogliono appagare. Allora essa vede tosto ad alcuni indizii quali sono gli Immortali. Gli Dei non sudano punto; non traspirano; gli occhi loro sono fissi; i fiori sul loro capo non appassiscono; non vi è polvere nel loro corpo; i loro piedi non toccano il suolo; il loro corpo è intieramente luminoso, e nessuno di essi getta ombra. Nala invece muove gli occhi, sta fermo al suolo, traspira e la polvere si ferma sul suo corpo; i fiori ch'egli reca sul capo si appassiscono, e il suo corpo si raddoppia nell'ombra. Damayantî riconosce allora il suo Nala, gli si accosta, ed un po' vergognosa, lo tira pel lembo della veste, eleggendolo in tal modo come proprio sposo. Gli Dei e i sapienti applaudono; Nala si commuove e risponde: — Come tu ami, bella, me uomo nel cospetto degli Dei, sappi che io sono tuo sposo, lieto anche per le tue parole. Fin che dureranno nelle mie membra gli spiriti vitali, sappi, o fanciulla dal vago sorriso, che io rimarrò teco; questo vero io dico a te. — Gli sposi felici adorano allora insieme gli Dei, che concedono, sodisfatti, otto grazie speciali, cioè alcune delle loro proprie virtù essenziali, ma, tutti insieme però, nè l'eccellenza, nè la beatitudine perfetta. Nala torna con la sposa presso i Nishadi, governa bene il suo regno, ed ottiene da Damayantî un figlio cui si dà il nome d'Indraseno, ed una figlia che vien nominata Indrasena. Ma non era destinato che Nala fosse lungamente felice. Nel giorno delle nozze, quando Indra ne ritornava, incontrò per via Dvâpara e Kali, due genii malefici, che s'avviavano, in ritardo, alle nozze. Indra dice ridendo a Kali che le nozze sono fatte, che Damayantî ha già sposato Nala; e, vedendo il dispetto di Kali, lo maledicono; Kali giura vendicarsi entrando nel corpo di Nala, e invita l'altro demonio Dvâpara ad entrare ne' dadi stessi, a fine di perdere Nala col giuoco. Ma come entrare nel corpo di Nala? Bisogna che Nala commetta una colpa perchè un demonio possa impadronirsene; per quanto Kali lo assedii per dodici anni, non gli riesce di sorprendere Nala in fallo; ma, al tredicesimo anno, una sera, Nala non s'accorge d'aver messo i piedi in luogo impuro, e va a letto prima di essersi purificato. Kali coglie l'occasione per entrare nel corpo di Nala; appena il demonio penetrò in Nala, il re è tentato dalla passione de' dadi, ed invitato da suo fratello Pushkara a giuocare, cede tosto all'invito. Se vincerà Nala, egli avrà le ricchezze di Pushkara; se vincerà Pushkara, Nala perderà il regno, dopo aver perduto le ricchezze proprie, il carro, le vesti. Damayantî assiste al giuoco. Kali, intanto, fattosi l'ottimo de' dadi, è passato nel corpo di Pushkara e lo fa vincere. Invano i ministri, la moglie, i cittadini, supplicano Nala di non giuocar più; il demonio del giuoco s'è impadronito del re, ed egli non ascolta più alcuna voce, continuando a perdere. Il giuoco dura da parecchi mesi e Nala perde sempre; Damayantî, temendo che egli sia per ridurre in servitù i figli, li confida all'auriga perchè li salvi tra i Vidarbii, presso il loro avo. |