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La novellina del giuoco (Pag. 1/9)
Storia delle novelline popolari
Angelo De Gubernatis (1883)

Nel poemetto indiano che tratta degli amori del principe Nala con la principessa Damayantî abbiamo una lunga novellina che si potrebbe dividere in cinque diversi racconti, di cui il primo tratterebbe dell'arrivo de' cigni messaggieri, il secondo della scelta mirabile dello sposo, il terzo dell'invidia tra i due fratelli e del regno giuocato e perduto, il quarto degli sposi perduti, il quinto degli sposi ritrovati e del regno ricuperato. Nella lunga novellina polacca di Kostiei, che abbiamo già intesa, i cigni sono rappresentati dalle oche; la scelta mirabile dello sposo è sostituita dalla scelta mirabile della sposa; il giovine re perde la ragione e la memoria, dimentica i suoi doveri, la propria sposa e l'abbandona; gli sposi finalmente si riconoscono. È evidente la somiglianza de' due racconti fra loro, e di entrambi con la leggenda di Çakuntalâ e con la favola di Psiche. Ma una delle parti più caratteristiche del racconto di Nala è il giuoco, e noi dobbiamo qui specialmente esaminare la serie delle novelline nelle quali tutto l'interesse si muove intorno alla sorte del giuoco, e ricercare il senso che può avere avuto il giuoco nel mito.

Il racconto di Nala ridotto, dunque, dalla sua forma elegante di poemetto a quella più semplice di novellina, suonerebbe così:

C'era una volta un re tra i popoli Nishadi, bellissimo, pio e glorioso; simile per la bellezza allo stesso Dio d’amore; nessuno era più forte di lui in guerra, nessuno guidava i cavalli meglio di lui; nessuno era più appassionato giuocator di dadi. Nala era il suo nome. Tra i Vidarbii poi viveva la figlia del re Bhîma, di nome Damayantî, bellissima e ornata d'ogni splendore; non s'era vista ancora nè fra gli Dei, nè fra i genii, nè fra gli uomini, una bellezza simile. Nessun uomo ancora l'aveva veduta, ma s'era sparsa nel mondo la fama di tanta bellezza, ed il re Nala a quelle lodi s'infiammò d'amore. Un giorno, recandosi egli nel boschetto prossimo alla sua reggia, vede cigni d'oro, e ne afferra uno. Dice il cigno: — Non uccidermi, io farò a te cosa grata; rammenterò il tuo nome nel cospetto di Damayantî, così che, da te all'infuori, essa non pensi ad alcun uomo. — Il re lasciò andare il cigno, che volò subito via tra i Vidarbi, con la schiera de' suoi compagni, e andò a fermarsi nel boschetto di Damayantî. La giovine principessa e le sue ancelle rincorrono i cigni, che si disperdono; uno di essi tuttavia si lascia prendere e favella così: — Damayantî, vi è fra i Nishadi un re che non somiglia agli altri uomini, bello come gli Asvini. Noi che abbiamo visto gli Dei e i Gandharvi, gli uomini ed i demonii, non abbiamo ancora veduto una creatura così bella; se tu potessi divenire sposa di Nala, sarebbe un'unione perfetta di un esimio con una esimia. — Damayantî, inteso questo discorso, rispose soltanto al cigno: — E tu pure di' a Nala così come mi hai detto. — Sì — risponde il cigno, e se ne ritorna fra i Nishadi per raccontare al re Nala ogni cosa. Intanto però Damayantî da quel messaggio de' cigni rimane molto disturbata; diviene pensierosa, pallida, mesta, non dorme e non mangia, intenta ad un solo pensiero; le ancelle se ne avveggono e riferiscono il caso al re Bhîma, il quale se ne preoccupa e riconosce esser venuto il tempo in cui Damayantî, secondo l'uso delle principesse dell'età eroica, deve eleggersi uno sposo. Invita pertanto da ogni parte della terra i principi alle nozze; Nala vi accorre con gli altri. Ma gli Dei invidiano questa felicità agli uomini; il Dio Indra, il Dio Agni, il Dio Yama e il Dio Varuna risolvono d'intervenire anch'essi alla scelta dello sposo; fermano il re Nala per via, e lo pregano di farsi loro messaggiero d'amore presso Damayantî e di domandare per l'uno di essi la mano della principessa mirabile. Nala incomincia a pregar gli Dei di volerlo risparmiare, dicendo loro con molta verità e semplicità: — Come mai un uomo ragionevole può ad una donna dire una tal cosa per conto di un altro? — Ma gli Dei non intendono ragione, ed a Nala, che mendica qualche scusa per togliersi all'ingrato ufficio, tolgono ogni difficoltà materiale perch'egli possa accostarsi subito a Damayantî e recarle l'ambasciata degli Dei. Alla vista di Nala, Damayantî sente subito crescere il suo amore e gli dice: — Chi sei tu, o dalle membra tutte perfette, accrescitore dell'amor mio? O eroe, tu sei arrivato come un immortale; io desidero conoscerti, o puro; in che modo venisti, e come mai, inosservato, essendo ben custodita la mia dimora e il re molto severo negli ordini suoi?