Noi abbiamo già accennato al viaggio dell'eroe solare nelle regioni infernali, al soggiorno del piccolo eroe presso il diavolo, dal quale impara a rubare, al quale, anzi, ruba i tesori nascosti.
Quando il sole tramontava fu immaginato ch'egli discendesse per una caverna, per un pozzo, all'inferno, alla regione sotterranea. Per via, incontrava spesso un vecchino o una vecchina di buon consiglio, la luna illuminatrice, rischiaratrice de' viandanti notturni. Con l'aiuto di quel buon vecchio, o di Domineddio, della buona fata o della Madonna, il giovine eroe scampa dai pericoli, ritrova ciò che ha perduto, e trionfa.
Talora la liberatrice appare la fanciulla stessa, la principessa, la figlia del re, o del mostro che il giovine eroe deve sposare, ossia l'aurora. In quel periodo laborioso, il giovine eroe appare lo schiavo, la vittima del diavolo, e lo è, per lo più, in conseguenza di un patto fatto col diavolo stesso, sia per servirlo, sia per divenire suo pasto. Secondo le leggende di Faust e di Don Giovanni, il diavolo concede loro ogni sorta di godimenti materiali per un numero d'anni determinato; ma viene pur finalmente anche per essi il momento nel quale il diavolo richiede la sua preda, per tormentarla in eterno. Il diavolo è assai ricco. Nel suo regno si trova ogni maniera di splendori, ogni maraviglia, ogni godimento, ed essendo egli, per sua natura, proteiforme, può suscitare alla vista di Don Giovanni e di Faust ogni forma fantastica; ma sono tutte ombre vane; essi hanno tentato di abbracciarlo, ne sentono la sazietà, ed hanno bisogno di divagarsi in altri amori, in altre fantasie, di conoscere altro, di provare ebbrezze più voluttuose. Creato un tale aspetto alla leggenda, non riuscì arduo il fondarvi sopra de' poemi filosofici, rappresentandovi per esso la sazietà del reale, dominio del diavolo, e la sete eterna dell'ideale, supremo desiderio della Vergine, dominio sovrano di Dio.
Ma il popolo, nelle sue tradizioni, non poggiò e non mirò tant'alto. Vide soltanto l'incontro dell'eroe divino col diavolo, che tenta di perderlo, col proporgli un patto ingannevole. Il patto essendo accettato, viene sempre il momento nel quale l'eroe corre rischio di perdere la vita; ma, o con qualche sua malizia, per lo più ne scampa, o interviene un liberatore o una liberatrice che toglie al re perverso, all'orco, al mostro, al diavolo i suoi poteri, lo sconfigge e gli rapisce la sua preda.
Qualunque semplice mortale innanzi a tanto mostro rimarrebbe sempre sacrificato; l'eroe solare è privilegiato; egli è il principe sposo predestinato. Il mito è ovvio. Quando si vide accendere nel cielo occidentale un gran fuoco si domandò che poteva esser mai quel gran fuoco nel quale andava a tuffarsi, a perdersi il sole vespertino. Si disse allora che l'orco, il mostro, un gran fabbro, un demonio avevano acceso quel gran fuoco, per farvi cuocere, come in un fuoco immenso, in una immensa caldaia, il giovine o la giovine che si destina al loro pasto notturno, poichè gli orchi sono di tal natura che di giorno dormono e di notte vegliano. Quando hanno gli occhi aperti, ossia quando è giorno, è segno che essi dormono; quando li tengono chiusi, essi veggono ciò che succede intorno a loro. La tenebra, come la pellicola che copre gli occhi de' coccodrilli, è per essi soli trasparente; sotto quella cappa fatata, essi vedono non veduti; e quando l'eroe solare ruba loro una tal cappa meravigliosa, acquista le stesse qualità proprie dei demonii. Dopo avere acceso il gran fuoco vespertino, l'orco, il demonio notturno, s'impadronisce del sole, lo lega ne' suoi vincoli, lo mette nel suo sacco, lo ingoia; ma, per lo più, non lo digerisce, poichè l'eroe solare è tale che dentro lo brucia, gli lacera il corpo, lo strazia, lo obbliga a vomitarlo dall'altra parte. Questo vedremo meglio quando esporremo la novellina di Piccolino.
Qui, fra tanto, esaminerò una forma speciale del patto col diavolo, quella onde rileviamo che il giovine eroe, per lo più l'uno de' due o de' tre fratelli, per un patto col diavolo, deve morire.