Qui ancora la parentela tra la novellina ed il mito, ove si tenga conto di tutti gli anelli della catena tradizionale, appare manifesta; ma l'evidenza cresce quando si pensi che, già nella lingua vedica, la parola pani, che significa propriamente il mercante, colui che baratta, rappresenta ancora gli avari, i ricchi che tengono chiusa la loro ricchezza, ed una specie di demonii che tengono chiusi i tesori. Quando pertanto il Dio Indra distrugge i vritri (o copritori) ed i panayas (o mercanti), egli s'impadronisce della ricchezza de' ladri. La luce è quella ricchezza, quel tesoro che il Dio Indra, divenendo ladro alla sua volta, rapisce ai ladri, ora in forma di oro, ora in forma di vacche, ora in forma di donne. Indra è ladro alla sua volta, ma egli appare un ladro liberatore; i demonii, invece, sono ladri malefici ed ignobili. Il rubare a ladri simili apparve meritorio; ed Indra non si fece alcuno scrupolo di ingannare gli ingannatori, e di farla, come si dice, al diavolo, presso il quale, in molte nostre novelline, il giovine eroe, il terzo fratello, Piccolino, Giovannino senza paura, va a scuola, o si mette a servizio; e, nel tempo del servizio, le impara tutte. Il servo era per gli autori comici greci e latini un equivalente di ladro e di frodatore. Anche l'eroe solare acquista tutti gli accorgimenti stando a servizio del diavolo, che sa ogni cosa; ma, per lo più, nelle novelline popolari, viene il punto in cui l'allievo, col soccorso della figlia del diavolo, dell'orco, del mostro, del mago, o del re, la fanciulla intelligente che gli vuol bene, impara a sciogliere indovinelli, ritrova il ripostiglio degli oggetti preziosi, e li porta via, e, con gli oggetti, non di rado la sposa, inseguito inutilmente dal demonio burlato. Per mezzo di Medea che lo ama, Giasone scopre e porta via il vello d'oro. Anche l'oro dei Nibelunghi viene scoperto per mezzo d'una donna. In un inno vedico di singolare importanza, il centesimo ottavo del decimo libro del Rigveda, abbiamo un dialogo della bella messaggiera d'Indra, Saramâ, la quale viene per ripigliare e ricondurre ad Indra la pecunia, ossia le vacche rubate, coi Pani o ladri, o demonii avari che le tengono nascoste. I Pani o demonii ladri domandano alla bella Saramâ ond'essa venga e che voglia. Essa risponde: — Per incarico d'Indra, arrivo qual messaggiera presso di voi, o Pani, per domandare la vostra grande ricchezza. — I Pani vorrebbero venire a patti con Indra: — Chi è, dicono essi, Indra? Che aspetto ha colui del quale tu arrivi di lontano come messaggiera? Venga egli qua, noi lo riceveremo come un amico, ed egli sarà il pastore delle nostre vacche. — Saramâ li avverte che Indra è invincibile e che presto essi saranno distrutti da lui. I briganti rispondono ch'essi hanno buone armi, che le ricchezze loro, le quali consistono in vacche, cavalli ed altri beni, sono ben guardate nel chiuso d'una caverna; ma pur vorrebbero trattener la bella Saramâ presso di loro, farne una loro sorella, metterla a parte de' loro tesori. Saramâ risponde che non vuole nè fratellanza, nè sorellanza con essi (nâham veda bhrâtritvam no svasritvam); essi devono partirsene poichè Indra arriva: — Andate lontani, ella esclama, o Pani, ed escano fuori le vacche, per darvi lo scambio, com'è giusto. — Qui abbiamo in Saramâ una forma femminina dell'Hermes messaggiero degli Dei, che ne prenunzia l'arrivo; la parola vale propriamente la corritrice, e in questa corritrice celeste fu vista talora una cagna, talora una cavalla; ma nell'inno vedico che ho citato essa parrebbe, invece, una donna, o una Dea; e potrebbe benissimo essere una forma dell'aurora, come i due Saramêyâu, i due suoi figli, i due cerberi del cielo o inferno vedico, parrebbero due forme animali degli Açvini, che guardano le due porte infernali, l'una ad occidente, l'altra ad oriente, l'una figura del sole moribondo, l'altra del sole nascente, l'una in relazione speciale con la luna, l'altra col sole. I due crepuscoli che stanno alle porte del cielo vespertino o mattutino, sono pure rappresentati miticamente nella forma di due orecchini; l'orecchino di destra rappresenta l'oriente, l'orecchino di sinistra l'occidente. La conquista di quelli orecchini è una delle imprese più ardue, e viene affidata, in una leggenda del Mahâbhârata, al giovine alunno del terzo sapiente Utanka protetto da Indra, il quale discende, per essi, all'inferno, a rapirli alla moglie del re. Ma, appena li ha tolti, egli piglia un bagno ed arriva il re de' serpenti Takshaka, travestito da mendicante, e gli porta via gli orecchini, nascondendosi di nuovo nella terra profonda. Indra viene in aiuto ad Utanka che vuol penetrare nel regno de' serpenti, e gli cede la sua propria clava, con la quale Utanka smuove la pietra, rompe la caverna, e discende nel regno dei serpenti, ove, tra le altre cose meravigliose, vede due donne che tessono, l'una con fili neri, l'altra con fili bianchi, ed una ruota con dodici raggi, fatta girare da sei giovani, ed un uomo ed un cavallo mirabili. Le due donne sono l'aurora vespertina e l'aurora mattutina, l'una fila il giorno, l'altra fila la notte; l'una disfà come Penelope il lavoro dell'altra, poichè dove l'una mette un filo bianco l'altra mette un filo nero. La ruota è l'anno; i sei giovani che fanno muovere la ruota sono i sei genii delle stagioni nelle quali si divide l'anno indiano. Utanka riconosce nell'uomo mirabile Indra, e nel suo cavallo, il cavallo solare, Agni; Utanka loda Indra e il suo cavallo; allora il cavallo manda fuori un fumo che avvolge i serpenti; il re de' serpenti lascia portar via gli orecchini ad Utanka, che fugge sopra il cavallo d'Indra, avendo, per la grazia d'Indra, gustata l'ambrosia (in forma d'escremento di Airavata, l'elefante bianco od il toro cavalcato da Indra) e ottenuto il dono dell'invulnerabilità nel regno dei serpenti. Il Mahâbhârata stesso, che ci racconta il viaggio del giovine Utanka all'inferno, o sia nel regno de' serpenti, per portar via gli orecchini della regina ed il cavallo mirabile, ci dichiara il senso mitologico di tutto il racconto. Come ne dubiteremo dunque noi, ritrovando vivo un racconto analogo in una serie numerosa di novelline indo-europee?