La novellina del ladro si congiunge così intimamente con quella dello sciocco che si può dire la stessa; l'una è la prosecuzione dell'altra; lo sciocco acquista malizia per via. Stando coi ladri s'impara a rubare; e lo sciocco, nel suo periodo oscuro, si rappresenta quasi sempre in compagnia de' ladri, onde riesce finalmente egli stesso un ladro esimio, anzi un ladro perfetto, che desta meraviglia e riesce finalmente non solo ammirato, ma venerato quasi come un essere divino.
È noto come i Greci vedevano già in Hermes o Mercurio, ora un figlio del terzo Giove, ora un Trimegisto, ossia tre volte grandissimo, filosofo e sacerdote potentissimo; ora un alato messaggiero degli Dei, ora un poetico psychopompo o guidatore delle anime, ora un figlio del Nilo, ora un sole, ora finalmente un Dio dei mercanti e un Dio de' ladri. Tutti questi diversi aspetti mitici ne' quali ci venne rappresentato Mercurio non sono contraddittorii, ma figurano il viaggio che fa il sole dalla sera al mattino ne' suoi varii momenti, nelle sue varie stazioni celesti ed infernali, e possono ancora aiutarci a spiegare col mito le varie fasi per le quali passò la novellina del ladro. Nè con ciò intendo attribuire l'origine del tipo novellistico del ladro all'Hermes Dio de' ladri; ma, poichè, nella mitologia ellenica, il ladro perfetto è già diventato un Dio, per analogia, possiamo ancora renderci conto dello strano favore che il ladro trovò pure ne' racconti tradizionali de' popoli indo-europei.
Quando poi intendo la plebe fiorentina nominare, nelle sue giaculatorie, il Dio ladro, non sono punto disposto a riconoscere in questa ed in altre simili fioriture del linguaggio plebeo un'offesa al cristianesimo. Come sono rimaste nel nostro linguaggio popolare alcune formule evidenti del giuramento pagano; come in molte parti d'Italia sono ancora frequentissimi gli intercalari: Per Bacco e Per Diana, quando si perde pazienza, così Dio prese, indegnamente, il posto di Giove, Ercole, Bacco, e la Madonna il posto di Diana, che era specialmente venerata dalla plebe di Roma. Una parte delle invocazioni pagane è rimasta nelle nostre plebi, e si avrebbe torto a credere che la plebe fiorentina intenda veramente offendere la divinità di Cristo quando essa nomina il Dio Ladro, o quando accompagna il nome della Madonna con un epiteto punto punto esornativo e che, anzi, per quella confusione che s'è fatta, pur troppo, del sacro col profano, ci suona orribile. Ma il porco, ma il cane, ma il ladro avendo già figurato negli antichi miti pagani e l'animale avendo avuto, come l'eroe, la sua epopea eroica, rimase anche nel linguaggio plebeo una reminiscenza di quelle forme animalesche, e incarnazioni più basse del nume. Così può spiegarsi che un uomo del volgo possa essere devoto frequentatore di una chiesa cattolica, e pure ch'egli, per una specie di abito tradizionale ricevuto, pur troppo, dall'infanzia, prosegua a nominare i vecchi numi in modo che ci sembri bestemmiare il nume cristiano. S'egli potesse ancora continuare a nominare il Ladro Mercurio, o Giove Cane, nessuno vedrebbe in tali esclamazioni una bestemmia; Diana o Artemis, poi, essendo stata la Dea Vergine e al tempo stesso la protettrice del parto, per alleviare il quale credevasi sacrificando una troia a Lucina, alla Vergine Diana, renderlo più facile alla donna partoriente, come lo è alla troia fecondissima, la Vergine della Porca si è forse trasformata in un'altra espressione equivoca ed irriverente che giustamente ci offende. Così si cessò di nominare Mercurio Dio de' ladri, e si disse soltanto il Dio ladro, convertendo quasi in una bestemmia quello che era da principio una semplice e naturale invocazione, un attributo quasi necessario del nume, concepito in un suo determinato e speciale aspetto.
Ma come mai può avere esistito un Dio de' ladri? come si può esser fatto del ladro un tipo ideale?
Non avremmo bisogno di rimontare ad età molto lontane, per comprendere il fascino che esercitò sulla immaginazione popolare il tipo del ladro audacissimo. Son pochi anni che Giuseppe Garibaldi scriveva nel suo romanzo
Clelia: “Io ho simpatia per i briganti.” E i
Masnadieri dello Schiller destarono sul fine del secolo passato l'ammirazione e l'entusiasmo di tutti gli studenti tedeschi. È proprio della nostra natura l'appassionarci per tutto ciò che ci appare straordinario; ora, quando ci si racconta d'un uomo solo che sfida ogni sorta d'ostacoli, per arrivare al possesso di un bene ch'egli ambisce, egli ci appar quasi in figura d'un giusto rivendicatore. Ma se questo sentimento è rimasto anche in mezzo ai nostri presenti ordini civili, che cosa non dovette avvenire, nelle lontane età, quando non erano ancora stabilite le leggi della proprietà, ed ogni bene conseguito doveva essere il frutto d'una conquista? Negli usi nuziali più antichi, la sposa doveva essere sempre rapita dall'eroe; lo stesso poteva dirsi della ricchezza. Chi la voleva dovea sapersela conquistare con la sapienza e col valore. Quando lo sciocco incomincia a sveltirsi, pone subito le mani sulla roba altrui, andando a scuola dai ladri, anzi dal re de' ladri.