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La novellina dello sciocco (Pag. 1/9)
Storia delle novelline popolari
Angelo De Gubernatis (1883)

Quando ad un vecchio si osa dire ch'egli rimbambisce; quando ad un uomo si dice ch'egli è un fanciullo, non s'intende fargli un complimento; in quel caso, bambino o fanciullo, è sempre sinonimo d'imbecille. Lo stesso equivoco la lingua sanscrita ci palesa essere avvenuto nell'India, ove la parola bâla, che significa fanciullo, dice pure sciocco, come bâlâ (la fanciulla) dice ancora la sciocca; bâlaka è il fanciullino e lo scioccherello, e bâlakâ (la fanciullina) o la scioccherella.

Come si spiega dunque che nelle novelline l'eroe fanciullo o l'eroina, per lo più rappresentata con una intelligenza e con una forza mirabili, ci appaia pure così spesso nell'aspetto d'un imbecille?

Dove e quando nasce veramente il divino fanciullo? in qual cielo? in qual momento mitico?

Quando il sole, vecchio sapiente, si oscura, egli rimbambisce, ossia ritorna fanciullo; quando l'aurora, illuminatrice vespertina, perde il suo lume e si copre di cenere, diviene malata ed imbelle, ed è facilmente trattata dalle sorelle, non solo come una sudicietta, ma come una scioccherella.

Il sole e l'aurora che s'acciecano nel cielo vespertino, nel loro stato di cecità, d'infermità, apparvero sciocchi, e vagano, smarriti, pel cielo notturno, per la selva oscura, finch'essi non vanno a scuola o non incontrano il diavolo maestro che scopre loro ogni segreto, o la figlia del diavolo, del mostro che ha pietà de' loro casi, o una buona fata che li protegge; essi cadono, fino a quel punto, in molti vani errori, ossia fanno molte sciocchezze, il racconto delle quali aggiunse una nota gaia ed umoristica alla novellina popolare.

Nel primo periodo notturno, cioè, fino alla mezzanotte, il giovine eroe, la giovine eroina apparvero imbecilli; dalla mezzanotte in là, essi acquistano tutti gli accorgimenti, e possono quindi, al mattino, apparire come fanciulli meravigliosi.

Noi non possiamo spiegarci la novellina dello sciocco altrimenti che collocando l'origine del mito sul quale si fonda, in quello stesso punto del cielo, in quello stesso momento del giorno, nel quale, secondo le novelline, si ode il raglio dell'asino, avviene l'acciecamento del sole e dell'aurora, all'accostarsi della tenebra notturna rappresentata ora come cenere, ora come polvere, che, con la vista dell'eroe e dell'eroina, ne oscura pure l'intelligenza.

Abbiamo già udito che il Dio Indra amò Apâlâ, la fanciulla dalla pelle scura, e la guarì, Ghoshâ la fanciulla lebbrosa, e colei che sarebbe divenuta la cenerentola, Ahalyâ nella quale gli stessi commentatori indiani riconoscevano già l'aurora vespertina trasformata nella notte; ed ora udremo ancora dal Râmayâna, come Indra (detto egli pure Sugrîva) amò pure una bellina, nata dalla polvere, e le annunzia che da lei sarebbero nati due principi gemelli, due re delle scimmie, Bâlin e Sugriva, figli del sole, una nuova forma epica del mito de' due cavalieri, de' due Açvini, compagni d'Indra e dell'Aurora, ne' quali abbiamo già ravvisato il sole e la luna; un fratello ucciderà l'altro: Sugrîva ucciderà Bâlin.

Il nome dato alla bella fanciulla, nata dalla polvere ed amata da Indra, è precisamente Bâlâ, che, come vi ho già detto, significa fanciulla, ma potè anche significare la sciocca.

L'amore d'Indra, il suo matrimonio col sole, la rese forse intelligente.

Ma udiamo la leggenda stessa, quale ci occorre nel sesto libro del Râmâyana.

«Un dì, siccome è fama, la polvere agitata dal vento entrò nell'occhio sinistro di Brahma, signor delle creature, ed ei col toccarla la trasmutò; presala colla sinistra sua mano e gettatala lungi da sè, cadde quella polvere a terra.

Allora ci pensò nella sua mente: — Che cosa or nascerà da quella polve? — Ed ecco ad un tratto sorger colà una forma leggiera di giovane donna con occhi di loto, tutta smagliante di fulgore e somigliante a bulle di schiuma, con volto simile al disco della luna e con isguardo tremulo come baleno. Non era nè una Dea, nè una