La serie di novelline che si riferiscono alla Cenerentola è quasi idillica; la serie di novelline che trattano de' due o dei tre fratelli è quasi epica.
Il fratello è invidiato dal fratello o dai fratelli, come Cenerentola dalla sorella o dalle sorelle.
In un'altra novellina russa, il terzo fratello Ivan solleva un enorme macigno e si fa con una fune calar giù nell'altro mondo, ove s'è rifugiato il malefico mostro Norka, che distrugge ogni notte il giardino del re.
Ivan entra da prima in un palazzo di bronzo, e v'incontra una bella signora che gli dice: — Se tu sei un vecchio, sii mio padre, se non sei nè giovine nè vecchio, sii mio fratello, se tu sei un giovine, sii mio marito; — le altre due sorelle di lei gli ripetono il medesimo; da una di esse, certamente la terza, Ivan impara il modo d'uccidere il mostro, spento il quale, egli si prepara ad uscire; ma le tre sorelle, che l'amano del pari, lo vogliono seguire; se non che desiderano portar seco i loro tre palazzi di bronzo, d'argento e d'oro; per fortuna, conoscono tutte le magie, convertono il loro palazzo in un uovo ed insegnano ad Ivan la formola per ritornar l'uovo in palazzo.
Dopo di che s'avviano.
Ivan si fa tirar su con una fune dal pozzo o cisterna, per la quale egli era disceso all'altro mondo; ma quando i fratelli rimasti su vedono le tre belle fanciulle, temono che Ivan voglia tenersele per sè, e, ricevute appena le tre vaghe donzelle, tagliano la fune lasciando ripiombare il fratello nell'abisso.
Ivan se ne libera tuttavia, portato su da un uccello di cui egli avea con la sua veste ricoperto pietosamente i piccoli nati intirizziti dal freddo.
Tornato in questo mondo, si mette a servizio presso un povero sarto, dal quale intende che i due principi fratelli d'Ivan menarono seco tre belle fanciulle, le quali ricusano di sposarli, se non a condizione ch'essi procurino loro abiti perfettamente compagni a quelli ch'esse avevano nell'altro mondo, i quali nessun sarto è poi capace di provvedere.
Ivan invita il povero sarto a promettere ch'egli procurerà gli abiti richiesti, e quando viene la notte, trasforma le tre uova in tre palazzi, gira dentro di essi, toglie dalla guardaroba gli abiti richiesti, quindi ritorna i palazzi in uova; all'indomani mattina, il sarto trova le tre ricche vesti d'oro, d'argento e di perle delle tre fanciulle, precisamente come la Cenerentola riceve ogni mattino per tre volte una nuova veste per andare alla festa del re.
Dal sarto, Ivan passa al servizio d'un calzolaio.
E qui la novellina consegnataci dall'Afanassief rimane monca non dicendoci essa che cosa abbia fatto Ivan dal calzolaio; ma noi possiamo facilmente, per virtù d'analogia, supporre, che le tre fanciulle avranno richiesto pantofole o scarpe tali, che nessun calzolaio era capace di foggiarne, che Ivan trasformò di nuovo le tre uova in tre castelli, ne' quali, certamente, trovò le scarpe o pantofole che calzavano al piede delle spose predestinate; ed ecco in tal modo la novellina dei tre fratelli riprodurre anche ne' suoi più minuti particolari, ma in una forma nuova, la nota novellina di Cenerentola.
Nell'undicesima novellina estonica del Kreuzwald tre fratelli nani si contendono l'eredità paterna, cioè un cappello mirabile che permette a chi lo porta di vedere ogni cosa non essendo veduto; di un bastone, più forte del fulmine e del tuono, che da sè solo picchia e distrugge quel che si vuole; di un paio di pantofole, che danno, come a Cenerentola, una prestezza meravigliosa a chi le porta, e in un batter d'occhi fanno arrivare dove si desidera.
Ma nessuno de' tre dovrà godere di que' beni, a motivo della loro discordia; i tre oggetti diventeranno presto roba del diavolo, ossia di nessuno sulla terra, poichè saranno distrutti; il diavolo distruttore si presenta ai tre fratelli in forma d'un viandante che passa e s'offre di comporre la loro lite.
Essi dicono di che si tratta.
Il viandante finge di non credere alla virtù de' tre oggetti, e osserva che, solamente dopo averli sperimentati, egli può consentire a dar sentenza; i tre creduli fratelli rimettono allo strano giudice gli oggetti della loro lite; e, a pena egli li ottiene, chi s'è visto, s'è visto; i tre fratelli rimangono come istupiditi, guardandosi l'un l'altro, e meditando sul proverbio: «Fra due litiganti il terzo gode;» ma con una nuova variante motivata dal loro proprio caso.