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La novellina della Cenerentola (Pag. 3/9)
Storia delle novelline popolari
Angelo De Gubernatis (1883)

O immortale, o aurora, dimanda un inno del Rigveda, qual mortale ti è caro?

a qual mortale ti avvicini tu?

Ed un altro: Come fanciulla, vezzeggiando vai, o dea, verso il Dio che ti desidera; giovine, sorridente, scopri in oriente lo splendido seno; come una vergine che la madre ha lavata, le splendide membra disveli .

S'avanza l'aurora come una giovine donna leggiadra ; come una ballerina, l'aurora si adorna di abiti colorati, ma scopre il seno ; come vaga moglie desiderosa e ben vestita, innanzi allo sposo, lascia cadere le vesti . L'aurora sorride splendida come un amante per il piacere .

L'aurora s'avanza e muove la festa agitando il piede .

Come la Cenerentola, adunque, l'aurora ha una rivale che vorrebbe pigliare il suo posto, escluderla, allontanarla dallo sposo; e pure appare alla festa splendida, sovra un carro aurato e rapidissimo; e vi danza e sorride, alla vista dello sposo predestinato.

Ma l'inno 79 del settimo libro del Rigveda ci aggiunge un altro particolare notevole.

Come l'aurora è protetta dagli Açvini, dai due cavalieri celesti, così è carissima al Dio Indra, onde viene anche salutata col nome d'Indratamâ; il che può bastare per farci comprendere un altro bel mito vedico; la fanciulla Apâlâ, discesa la sera alla fontana, offre il soma ad Indra e lo prega; la fanciulla, secondo una antica leggenda, aveva una malattia della pelle (come Goshâ la lebbrosa), la quale le fu tolta via, in tre tempi della notte, da Indra, così che, al sorgere dell'aurora, ritornò bella.

Noi abbiamo qui evidentemente figurato l'aurora stessa, cui la notte oscura la pelle, la quale si rischiara tosto che ricomincia nel cielo il trionfo, ossia la festa della luce.

Il Rigveda è una raccolta lirica.

Non si può dunque da una sola raccolta d'inni cavar maggiori indizii per la nostra novellina.

Pure essa mi sembra una guida sufficiente per indurci nella persuasione che la Cenerentola non è altro se non la rappresentazione del travestimento notturno dell'aurora, quando essa cade in potere della strega rivale, della perfida matrigna, della sorella invidiosa che la perseguita.

L'aurora vedica cammina senza piedi, sopra un carro luminoso, o deve avere piedi così piccini, che nessuno s'accorge che ne abbia, e solo un filo di luce che lascia dietro di sè fuggendo offre al sole sposo un indizio del suo celeste passaggio.

Non ho trovato nel Rigveda alcun indizio della pianella perduta; e pure, se, quando si mostrava sopra un carro, l'aurora poteva apparir priva di piedi, quando danzava innanzi al sole come una ballerina, dovea pure, come dice un altro inno, muovere il piede; e come il corpo era adorno d'auree vesti, anche la pianella sarà stata d'oro.

Ma, se non possiamo scoprire precisamente le pianelle dell'aurora nel Rigveda, la ritroviamo nell'Avesta, ove l'aurora Ardi Çûra Anâhita vien figurata come la prima che guida il carro, ed ancora come una bella, splendida giovane che porta un diadema e scarpette d'oro.

Essendo poi di origine indiana il persiano Tuti Nameh, ove è fatto ricordo di scarpe meravigliose che trasportano chi le calza in un batter d'occhi dove egli vuole, possiamo, senza troppo illuderci, supporre che gli Indiani conoscevano già la pianella mirabile dell'aurora, e che perciò, nella novellina della Cenerentola, anche questo particolare singolarissimo può avere una remota origine mitica.

Quando la Cenerentola perde la sua pantofola, non può più fuggire, e viene raggiunta dallo sposo. Convien dunque dire che quella pianella avesse la stessa virtù delle scarpe del Tuti Nameh, virtù che si attribuisce pure alla pantofola di una novellina estonica.

È singolare poi il riscontro che si può far qui col racconto che troviamo presso Strabone, e ch'è una vera novellina popolare.

Intanto che la giovine Rhodope si bagna, un'aquila ne porta via una pianella, la quale viene in possesso del re di Menfi; e questi, che, secondo Eliano, sarebbe stato Psammetico, nel veder quella calzatura s'innamora del piede nel quale essa entrava e dà ordine perchè si cerchi la fanciulla a cui la pianella appartiene; appena scopre Rhodope, egli la sposa.

Ecco dunque anche una forma ellenica della nostra novellina popolare.