Loggiato degli Uffizi in Firenze
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Gli Uffizi sono un’imponente e armoniosa struttura del Cinquecento fiorentino (ora Galleria degli Uffizi, pinacoteca fra le più importanti del Mondo).

Fu realizzata dall'architetto Giorgio Vasari su disposizione di Cosimo I, il quale volle riunire tutti gli uffici amministrativi della città in un solo grande edificio.

La costruzione del palazzo iniziò nel 1560 per terminare nel 1580 (Giorgio Vasari era gia morto).

L’opera fu portata a termine dagli architetti Alfonso Parigi e Bernardo Buontalenti, che mantennero il disegno originale.

Per rendere possibile l’opera furono abbattute case, botteghe, sedi di Arti Minori, e parte dell'antichissima chiesa romanica di San Pier Scheraggio del 1068.

Parte della chiesa è ancora visibile in via della Ninna (da via dei Leoni al Piazzale degli Uffizi).

Il palazzo degli Uffizi inizia da via della Ninna per giungere all'Arno dove girando a U torna addietro fino alla Loggia dei Priori.

AI centro della struttura che ospita la galleria fu lasciato un lungo piazzale rettangolare che fu chiamato la "Strada dei Magistrati".

Esso diventò l'unico piazzale porticato della città, in esso furono tenute pubbliche feste.

Il Piazzale degli Uffizi, in stile dorico, è in pietra grigia.

Nel lungo porticato si trovano ventotto nicchie che Cosimo I avrebbe voluto occupate da sculture di “fiorentini che fussero stati chiari e illustri nel le armi, nelle lettere e nei governi civili” che però furono allocata solo nel XIX secolo.

Le sculture allocate durante il granducato lorenese ed ancor oggi ammirabili (iniziando in senso orario da sinistra verso destra) sono:

Cosimo Pater Patriae: opera di Luigi Magi, (24 giugno 1846).
Amerigo Vespucci: opera di Gaetano Grazzini, (24 giugno 1846); dono dal priore Enrico Danti, membro della Deputazione Fiorentina.
Andrea Cesalpino: : opera di Pio Fedi, (24 giugno 1854).
Andrea Orcagna: opera di Niccole liazzanti, (24 giugno 1843). L'artista è raffigurato, con ai piedi pennelli e mazzuolo quali attributi di scultore e pittore. Esso pare rivolto verso il suo capolavoro: la Loggia dei Lanzi.
Benvenuto Cellini: opera di Lorenzo Ulisse Cambi, (24 giugno 1845).
Dante Alighieri: opera di Emilio Demi, (24 giugno 1842).
Donatello: opera di Girolamo Torrini, (24 giugno 1848). Esso è ritratto con mazzuolo e scalpello in mano.
Farinata degli Uberti: opera di Francesco Pozzi, (24 giugno 1844), ultimato alla sua morte da Emilio Santarelli.
Francesco Accursio: opera di Odoardo Fantacchiotti, (24 giugno 1852).
Francesco Ferrucci: opera di Pasquale Romanelli, (24 giugno 1847). L'eroe della libertà fiorentina tiene fieramente il gonfalone della città nella mano sinistra, nella destra la spada sguainata per difenderla.
Francesco Guicciardini: opera di Luigi Cartei, (24 giugno 1847).
Francesco Petrarca: opera di Andrea Leoni, (24 giugno 1845).
Francesco Redi: opera di Pietro Costa, (24 giugno 1854).
Galileo Galilei: opera di Aristodemo Costoli, (24 giugno 1851), donata dal granduca Leopoldo II per conto del principe ereditario Ferdinando di Lorena.
Giotto: opera di Giovanni Dupré, (24 giugno 1845). Dono dalla granduchessa Maria Antonia. Giottò è mostrato assorto, in mano ha il progetto del suo famoso campanile.
Giovanni Boccaccio: opera di Odoardo Fantacchiotti, (24 giugno 1843)
Giovanni delle Bande Nere: opera di Temistocle Guerrazzi, (8 gennaio 1856).
Guido d'Arezzo: opera di Lorenzo Nencini (24 giugno 1847). Monaco benedettino considerato l'inventore del sistema moderno di scrittura musicale.
Leon Battista Alberti: opera di Giovanni Lusini, (luglio 1850). Ai piedi le sue opere più famose: il De Re Aedificatoria e il De Pictura.
Leonardo Da Vinci: : opera di Luigi Pampaloni, (24 giugno 1842)
Lorenzo il Magnifico: opera di Gaetano Grazzini, (24 giugno 1842).
Michelangelo Buonarroti: opera di Emilio Santarelli, (24 giugno 1842).
Niccolo Machiavelli: opera di Lorenzo Bartolini, (24 giugno 1846).
Nicola Pisano: opera di Pio Fedi, (10 gennaio 1849). L'opera fu donata dal granduca Leopoldo II di Lorena.
Paolo Mascagni: : opera di Lodovico Caselli, (24 giugno 1852).
Pier Antonio Micheli: opera di Vincenzo Consani, (24 giugno 1856). Il botanico regge il volume Nova Genera Plantarum.
Pier Capponi: opera di Torello Bacci, (24 giugno 1844).
Sant'Antonino: opera di Giovanni Dupré, (30 dicembre 1854). II santo è raffigurato con l’espressione mite e semplice che lo contraddistinsero in vita. In mano stringe il libro della Summa Theologiae.